Il ruolo vincente del Temporary Manager #4 Supply Chain
In questo quarto appuntamento della rassegna firmata B-Space dedicata alla figura del Temporary Manager, vogliamo approfondire alcuni aspetti che riguardano un’area strategica nelle dinamiche aziendali soggetta in questi ultimi anni a tensioni crescenti e a sfide che hanno quasi il sapore della “impossibilità”: la Supply Chain.
Spiegare le attività che svolge un Supply Chain Temporary Manager è difficile perché molte di esse sono legate al tipo di azienda in cui opera e dal tipo di intervento che gli viene richiesto. Esistono progetti che prevedono l’inserimento di un Temporary Manager per pochi mesi, ma possono esserci progetti con la durata anche di anni in base agli obiettivi che ci si propone di raggiungere e allo stato in cui si trova l’azienda all’inizio del progetto.
Infatti, soprattutto nella Supply Chain, per la natura dei processi che si vanno a toccare il tempo a disposizione diventa fondamentale perché la logistica, gli acquisti e la pianificazione sviluppano i loro effetti – positivi o negativi che siano – solo nel medio periodo.
Vale comunque la considerazione che ogni incarico deve sviluppare la capacità dell’azienda di rendersi autonoma nella gestione dei propri processi al più presto possibile, mantenendo nel tempo i risultati ottenuti.
Questo è il vero successo di un Temporary Manager che, proprio perché temporaneo, deve lasciare una realtà in grado di reggersi da sola.
Detto questo, nell’esperienza B-Space spesso la richiesta dell’intervento di un Supply Chain Temporary Manager avviene quando si verificano in azienda determinate criticità. Tra le principali ricordiamo:
· un vuoto manageriale (ricambio generazionale, dimissioni improvvise, spostamenti di mansioni etc);
· un insufficiente livello di seniority delle risorse presenti;
· un cambiamento di rotta e di strategie per cui le risorse presenti non saprebbero fare fronte.
Esistono, però, anche criticità più specifiche come:
· problematicità del mercato di fornitura (ad esempio come accaduto nel post Covid) che non possono essere risolte con le competenze esistenti;
· cambio societario;
· crisi del sistema produttivo per mancanza di materiali;
· crisi del sistema produttivo per inefficiente gestione dei costi di acquisto, magazzino, scorte e produzione;
· aumento fuori controllo dei costi del sistema logistico produttivo che minacciano la competitività aziendale sui suoi mercati di riferimento.
In altre parole, tutte quelle situazioni che pregiudicano i risultati in termini di flusso di cassa, EBITDA e profitto nel breve come nel medio periodo.
In tutti questi casi, l’intervento di un nostro Temporary Manager come attuatore di un singolo progetto è la migliore delle soluzioni possibili perché coniuga sia competenze specifiche sia trasversali, senza le quali la visione d’insieme indispensabile per portare soluzioni adatte all’azienda non maturerebbe. Infatti, soltanto questo bagaglio di conoscenze consentirà al Temporary Manager di identificare rapidamente le leve e gli strumenti adatti per attuare quei cambiamenti necessari per tornare alla redditività. Tutto questo, mettendosi in gioco direttamente nella gestione operativa come qualunque altro manager in azienda.
Esistono infine contesti, dove il Temporary Manager diventa il tutor in affiancamento a risorse presenti in azienda che devono essere formate velocemente a ricoprire funzioni manageriali che saranno poi a loro affidate quando il professionista avrà concluso il suo incarico.
In generale, l’ambito di attività di un Supply Chain Temporary Manager tocca tutti gli aspetti legati alla gestione della catena logistica, dalla gestione dei collaboratori alla gestione dei processi e delle interazioni con gli altri reparti e con i fornitori. Per fare qualche esempio chiarificatore, aree di intervento interessate possono essere:
la definizione di politiche di sourcing e di approvvigionamento materiali e servizi;
la creazione di piani e progetti di nuove reti di fornitura;
lo sviluppo di nuovi fornitori alternativi rispetto agli attuali;
la creazione di strumenti e indicatori di prestazione delle funzioni a lui o lei affidate;
la stesura di contratti di fornitura e di pianificazione collaborativa con i fornitori;
lo sviluppo di progetti di outsourcing di magazzino;
la creazione di reti logistiche in e out-bound;
il reshoring dal Far East all’Europa;
la ridefinizione dei lay-out di magazzino;
la definizione (o la ridefinizione) delle mansioni e la creazione di obiettivi per i reparti gestiti;
la gestione dell’organizzazione per far fronte alla complessità dei mercati di fornitura.
IL TEMPORARY MANAGER B-SPACE
Il cambiamento spaventa tutti, è naturale, ma spesso è necessario affrontarlo per uscire da situazioni complicate, oppure è addirittura auspicabile per cogliere delle opportunità altrimenti irraggiungibili.
Noi di Business Space offriamo da anni ai nostri clienti la possibilità di disporre di una nostra risorsa, preparata e competente in grado di aiutarli nella gestione di specifici processi aziendali, più o meno complessi. In queste settimane vi vogliamo presentare alcuni esempi, anche molto diversi tra loro, di quello che possiamo offrire e di quali vantaggi possa comportare la scelta di affidarsi ad un Temporary Manager B-Space.
Dopo aver introdotto il concetto del Temporary Manager B-Space, abbiamo approfondito il ruolo che può giocare nelle Risorse Umane, nelle Operations e, in questo articolo, nella Supply Chain. Quale sarà la prossima area di riferimento? La risposta arriverà presto!
Tips&Tricks
La mindfulness in azienda e il raggiungimento degli obiettivi: qual è il nesso?
Mindfulness significa letteralmente consapevolezza.
Tra le possibili definizioni è diventata classica quella di Jon Kabat-Zinn, uno dei pionieri di questo approccio. Mindfulness significa prestare attenzione, ma in un modo particolare:
· con intenzione;
· al momento presente;
· in modo non giudicante.
Si può descriverla anche come di un modo per coltivare una più piena presenza all’esperienza del momento, al qui e ora. È un atto che parte dalla accettazione di sé, degli altri, dei propri limiti e delle difficoltà della vita, in modo semplice e naturale. Noi facciamo spesso molta fatica ad essere semplici e naturali, perché esserlo implica vivere il momento presente, la ricchezza delle persone e l’accettazione delle esperienze anche inaspettate. Dall’altra parte, la pienezza dell’esperienza comprende necessariamente anche il suo lato negativo, ovvero il disagio, la sofferenza, il dolore. Questo è l’aspetto cui si riferisce la parola accettazione: tutto succede, scorre e va, e in ogni caso ci arricchisce.
Inserire la mindfullness in azienda così come intesa sta diventando sempre più pregnante. Stephen Covey ha introdotto nel mondo manageriale il paradigma della proattività e cioè della necessità, davanti ad un certo stimolo, di poter scegliere una risposta appropriata piuttosto che cadere vittima della nostra abituale reattività ed operare con il pilota automatico.
La mindfulness ci offre lo spazio nel quale scegliere: ci insegna a stare pienamente nel momento, consapevoli delle nostre risorse fisiche, mentali ed emotive ed apre la via all’elaborazione di risposte nuove e più efficaci ai problemi di sempre, promuovendo una modalità non reattiva e la capacità di essere lucidi nella visione. La domanda da porsi è: faccio per il semplice fare o la mia azione è mirata ad uno scopo? Il primo modus operandi genera distress, il secondo eustress (soddisfazione). Questo vale anche per la gestione assertiva del conflitto, una capacità fondamentale per il leader.
La vostra azienda favorisce le pratiche di mindfullness?